Astrattismo o naturalismo?

Posted ago by 'o patrone

E’ uno degli errori più frequenti: credere di sapere tutto sul proprio pubblico e su cosa la gente pensa di noi, dei nostri prodotti e di quel che ci sta intorno. Se così fosse perchè avrebbero inventato strumenti di raccolta di informazioni e sondaggi?

La realtà è che spesso e volentieri un’azienda non sa un bel nulla dell’opinioni che il pubblico ha. E il rischio è che non ne sia consapevole e tenda a comunicare in maniera errata. Al contrario l’ascolto della rete, delle opinioni degli utenti rispetto ai competitor è fondamentale per pianificare azioni mirate ed efficaci. Per stabilire i canali di comunicazione sui quali intervenire prima e con maggior forza.

Esistono strumenti, impensabili sino a pochi anni fa, che fanno impallidire i più sofisticati software di ricerca e che forniscono dati estremamente precisi sull’audience. Sui gusti. Sulle tendenze. Sulle affinità che le persone potrebbero avere nei confronti di un brand. E’ in questo campo che si gioca la partita che più conta. L’utente non va considerato un target sul quale puntare la nostra freccetta bensì una persona con cui dialogare. Non necessariamente per convincerla di qualcosa ma anche solo per stabilire una “vicinanza” emotiva.

Parlate pure male di me…

Posted ago by 'o patrone

Frase storica di Oscar Wilde, ma che sfortunatamente non trova riscontro nella realtà mediatica attuale. Al contrario si impiega una vita a farsi una reputazione e bastano 5 minuti per distruggerla. Qualche esempio? L’ultimo in ordine di tempo è quello di Kenneth Cole, stilista affermato (veste tra le altre Jessica Alba e Sharon Stone) che per dare risalto alla sua linea primaverile ha avuto la brillante idea di cavalcare gli eventi della rivolta in Egitto sfruttando impropriamente un hashtag (una parola specifica) che in questi giorni viene usato per creare una nuova democrazia. Così, chi cercava le discussioni “legate” a quella parola (#Cairo)si trovava, tra le varie discussioni pertinenti, anche una frase che recitava

C’è grande confusione al Cairo, alcune voci dicono che hanno saputo che la nostra collezione primaverile è in vendita online“.

Un’assurdità che ha causato l’ira degli internauti. A nulla sono valse le scuse pubbliche dello stilista che si è visto insultare in tutte le lingue e modi. Quel che aveva fatto di buono promuovendo diverse iniziative è stato immediatamente dimenticato. Un’assurdità comunicativa che ha lasciato il segno e che difficilmente verrà dimenticata.

Gli strumenti al posto giusto

Posted ago by 'o patrone

Malamente è un gruppo ecologicamente avanzato. Noi ricicliamo tutto. La carta per le presentazioni. I gadget dei clienti (le penne in particolare). E ovviamente anche i programmi ed il codice per sviluppare applicazioni e programmi. Perchè non dovremmo?

Ciò che conta, e che dovrebbe contare anche per te (possibile cliente che leggi), non è uno sviluppo fatto ex novo quanto l’utilizzo appropriato degli strumenti a disposizione. Se un prodotto è funzionale alle tue esigenze perchè vuoi acquistarne un’altro? I fuochi pirotecnici vanno fatti con le idee e non, come invece sembrano suggerire alcune agenzie, con la grafica.

Cosa vuol dire? che tenteremo di venderti un’idea al massimo possibile facendoti pagare un prezzo complessivo inferiore grazie all’utilizzo di software libero da licenze. Quello che ci preme sottolineare è che porremo particolare attenzione alle tue esigenze e ti presenteremo delle soluzioni adatte. Ci sembra scontato che ognuno di noi, nel proprio ambito di competenza, darà il suo contributo affunchè il tuo progetto sia chiaramente distinguibile e che abbia un carattere proprio ma saremo altrettanto onesti dicendoti:

- quale software utilizzeremo
- il perchè delle nostre scelte
- le soluzioni alternative

pertanto avrai massima libertà. Se vorrai spendere (sprecare) i tuoi soldi dipenderà solo da te.

Comunicare consapevolmente

Posted ago by 'o patrone

Devo comprare un’auto. A chi chiedo?
Cerca su internet e vedi che opinioni ci sono

Questo dialogo si ripete giornalmente nelle case di tutti. In qualunque parte del mondo. Ed è indicativo delle nuove metodologie di ricerca informazioni precedenti ad un acquisto (specie se di un certo valore) degli utenti. Cosa implica? che un’azienda è costretta a rivedere pesantemente la propria comunicazione. Non può limitarsi a realizzare dei prodotti validi ma deve comunicarli in maniera adeguata e monitorare costantemente cosa si dice online, intervenendo quando necessario.

Le opportunità da cogliere sono innumerevoli. Se da un lato infatti l’azienda può concentrare la propria attenzione (e gli sforzi) su un pubblico verosimilmente interessato ai propri prodotti dall’altro può migliorare la percezione che gli acquirenti hanno. L’acquisto di un prodotto diventa (nel migliore dei casi) una sorta di “identificazione” con l’azienda stessa; con i suoi princìpi e valori.

Ovvio che non è tutto così semplice. La comunicazione è un ginepraio nel quale l’azienda si va ad inserire. Una frase può essere interpretata in maniera differente a seconda del pubblico e una dichiarazione può rimbalzare in attimi sui maggiori network. E’ essenziale quindi che linee guida, tono di voce e posizione pubblica siano studiate nei minimi particolari di modo da trasmettere un messaggio coerente, univoco e facilmente interpretabile. Non c’è spazio per l’improvvisazione.

Opportunità quindi, ma anche – e soprattutto – consapevolezza. Che le dichiarazioni vanno sostenute. Che la posizione presa deve essere condivisa dal management. Che nel momento in cui si instaura un dialogo con il proprio pubblico lo si deve mantenere anche quando le cose non vanno bene. Non possono trascorrere settimane (o mesi) prima di dare una risposta ad un utente scontento. Al contrario rispondere a tono è indice di serietà. Nessuno si attende l’infallibilità ma difficilmente siamo disposti al perdone verso chi mente.

Ed è solo l’inizio…

Socializzare si o no?

Posted ago by 'o patrone

L’uomo come essere sociale ha fatto scuola per anni. Ed ora, con i social network, siamo testimoni di una vera e propria conferma di quanto le persone siano interessate – come singoli individui – a ciò che succede loro intorno.

Facebook, social network per autonomasia, è un vero e porprio fenomeno che ha concentrato gli sforzi produttivi (e comunicativi) di aziende, agenzie e centri media. Ma come funziona? e soprattutto: ha senso presidiarlo?

La semplice analisi delle meccaniche che stanno alla base dei comportamenti su Facebook richiederebbe una specializzazione in psicologia dei processi comportamentali. E non credo che qualcuno sia così intenzionato a rimettersi sui libri di scuola… E allora come fare per avere delle risposte? semplice. Continuate a leggere!

La comunicazione e le comunicazioni

Posted ago by 'o patrone

In origine fu…

E’ così che voglio iniziare questo post. Perchè quel che conoscevamo un tempo sui mezzi di comunicazione adesso vale solo come “base storica” da cui partire per analizzare la situazione odierna. Ormai i mezzi di comunicazione sono così variegati che gli stessi operatori fanno spesso fatica a identificare quale sia il media migliore per trasmettere un messaggio. Le macro categorie hanno al loro interno una miriade di ramificazioni che tendono a segmentarsi – specializzarsi – quasi giornalmente. La diretta conseguenza è che i linguaggi della comunicazione hanno subito sostanziali modifiche in termini di evoluzione e ampliamento. Ogni media ha una serie di “appendici” ognuna delle quali richiede un lessico specializzato.

In una realtà così (dis)organizzata le comunicazioni si sovrappongono lanciando messaggi discordanti, ripetitivi e – in alcuni casi – difficilmente comprensibili. E’ un mormorare continuo al cui interno le aziende, spesso incapaci di padroneggiare i media a loro disposizione, sono costrette a entrare. Consapevoli della difficoltà di segmentare il proprio pubblico e di scegliere il media corretto hanno due strade tra cui scegliere:

- mi rifugio nella vecchia pratica “sparo nel mucchio e becco quanti più posso”
- mi affido agli esperti

Entrambe le strade hanno ovviamente dei limiti, palesi nel primo caso, più subdoli nel secondo.

Le applicazioni mobile

Posted ago by 'o patrone

Non siete sull’Apple store? Impossibile! Un’azienda come la vostra DEVE avere un’app dedicata!

Questo atteggiamento, ormai consolidato, mi ha sempre lasciato scettico. A parte l’utilizzo di un linguaggio aggressivo da parte del venditore, più invadente (o disperato) ogni giorno che passa, quello che non riesce a convincermi è l’assoluta mancanza di una motivazione valida (dire: “perchè l’hanno tutti” non mi sembra lo sia).

Devo avere un’applicazione dedicata? per quale motivo? sino ad ora ho vissuto bene comunque. Perchè dovrei spendere dei soldi? Questa possibile risposta del cliente sarebbe ineccepibile. Se poi aggiungesse anche “che devo comunicare con un’applicazione” allora ne vedremmo delle belle. Eh si! perchè alla fine tutto si risolve in questa semplice domanda: che devo comunicare con un’applicazione?

Che dietro un’applicazione ci sia un business impressionante è fuori di dubbio. I due market di riferimento – Android ed Apple – investono in sviluppo e gestione miliardi l’anno per infrastrutture e sono riusciti – Apple in particolare – a rendere un’applicazione quasi una necessità per l’utente finale e di conseguenza obbligatoria per l’azienda.

Ci siamo dati un volto…

Posted ago by 'o patrone

O meglio… ce lo stiamo dando. Un volto pubblico. Generico. Che ci nasconde come singoli individui ma che al contempo ci caratterizza come gruppo. E’ uno dei momenti più difficili in un progetto: la messa online. Finchè se ne parla, nascosti dietro un calice di vino, tutto sembra facile e a portata di mano. Quando poi ti rendi conto che le cose sono andate avanti, che sei in ballo, allora provi quel misto di eccitazione e paura come non le provavi da tempo.

Eppure siamo qui. Quasi non ci credo. davanti ad un monitor con la lista delle persone da contattare per dir loro che finalmente siamo online. Già immagino le mail con le segnalazioni. “questo non va” “perchè non hai fatto così” e via andando. So già che sarà così. Succede sempre e non me ne preoccupo. Fa parte del gioco.

Invece quel che mi interessa è partie con un bel respiro. E è per questo motivo che ho scelto una foto che non sia riconducibile al web ma ai vasti orizzonti, alle aspettative, a tutto quanto ciò che questo viaggio ci riserva. Ma adesso basta! E’ il momento di rimboccarci le maniche e divertirci!